(...) L'opulenza della pittura introduce la possibilità di tenere l'arte ancorata alla sua saggezza sistemica, al suo istinto di relazione, assecondato dalla ricerca di uno stato di grazia che la figura assicura come presenza irrefutabile. La figura è portatrice di grazia, in quanto sostenuta dal bisogno dell'arte di assicurarsi lo spazio dell'apparizione e quello della sua contemplazione. Ora è possibile stazionare intorno, prendere d'assedio e corteggiare la figura secondo i dettami di una guardata curva che effettua il suo periplo intorno all'opera, un’arte puntata sul mondo e le sue ossessioni di massa: moda, religione, erotismo, tecnologia.
         Parafrasando Lorenzo il Magnifico si può concludere: “come è bella la figura/che sì fugge tuttavia/ chi vuol esser Leto sia/ la pittura non è Impostura!”.

Achille Bonito Oliva (dal suo saggio introduttivo in catalogo)

PERSONAL SPIRITUAL TERMINAL

«Da Palermo e dai Monti Sicani: una miscela multiculturale, una sorta di bazar mediologico dove le merci (gli stili, le emozioni, le sensazioni), si sovrappongono caoticamente, rincorrrendosi sino a ricomporsi all’infinito, miscelando piacevolezze e compiaciuto gusto della diversità. Tra maschere umane, campiture pittoriche e cultura digitale, queste icone del nomadismo tecnologico sedimentano l’idea di un laboratorio dove sperimentare le possibilità estreme della fusione e compenetrazione. Achille Bonito Oliva definisce Leto ‘artista terminale’ e lui si dichiara, oltre che terminale, ‘predatore spazzino’: ama esasperare il bisogno di tolleranza e di rispetto, incurante di qualsiasi restrizione o indicazione del mondo artistico. Si snoda così, ma in chiave pop e divulgativa, la ricerca di un sud magico, capace di autoisolarsi con orgoglio (…)
Impossibile catalogarlo…Proprio perché strettamente connesso all’instabilità e al continuo, vorticoso sovrapporsi delle fuggevolezze della storia e del presente»
Claudia Colasanti ( da: “Misteri gaudiosi”, ed. Art Gallery Banchi Nuovi, Roma, 2000)

opere

RESURRECTINA, 2002/ olio su tela, 120 x 140

   

SHANGHAI MISTICO CON COLORI AD OLIO ORIGINALI CINESI, 1999/olio su tela, 160 x 140

      

      SANTA TETERINA DI LISIEUX NEL CARMELO , 1999/ olio su tela, 195x190

ORA D'ORO, olio e applicazioni dorate su tela, 120 x 140

TOTEM, 2000 / olio , pigmento cerato e applicazioni dorate su tela, 200 x 150

  

L'ARRIVO DELLO SPIRITO / olio su tela, 2001, 140 x 160

 

DOWNLOAD, 2002 / olio , matita, pigmento cerato su tela, 150 x 170

 

MALDOROR CMMALDOROR COMPILATION, 2003 / olio su tela, 120 x 140 OMPILATION,MA 2003 /

PLAYSTATIONS

It is exactly going way beyond the Postmodern condition that Leto (…) through establishing a distinction between, ‘techno-sensitive’ and ‘unbelieving’ artists. The first are associated with the “pre-eminence of contemporaneity in the food chain of languages”. The unbelievers cynically insist on using traditional means to develop something witch is “not as an attitude to the mere situation nor an anachronism, nor even a self-inflicted resistence to earlier languages as opposed to those of more modern usage, but as a profession of atheism which, in its non belief, suspends the optimistic search for new values, because its own atheism is a perpetual non-value”. (…)
In any case, he adds, “the most important things is to be capable of expressing yourself in your own times”. In fact Leto plays constantly with the thermes and the terminologies of our times. In the autumn of 1999, at the National Modern Art Gallery in Rome, as part of a multimedia programe he exhibited “Millennium  Bug”: 11 oil paintings on computer monitors, perfectly functional screen witch were through this gesture deprived of their technological essence and “given meaning” by the paintings.
Jenny Di Bert (dal testo incluso in : “New Europeans Artists”, vol. 1, a cura di Edward Lucie Smith, Ediz. Imprincta, Amsterdam, 2001)

 

 

JUDY, 2003 / olio su tela, 70 x 80

Polimaterico

 

MILLENNIUM BUG, 1999 / olio su monitor di computer, misure variabili in ambiente

JUDY, GAME, 2002 / olio su tela, 196 x 365

CENERENTOLA, 2002 / olio e rtagli da fresa su tavola, 120 x 230

 

MORNING, 2003 / Olio su due tele assemblate, saldate con boli di chewing gum, 150 x 145

 

CLONETTE, 2003 / olio su tela , 170 x 140

HAUTE COUTURE

«(…) Se al filo Leto affida la costruzione delle forme, alla pittura in senso stretto ricorre per affiancare alle scene ricamate campiture piatte di colore puro o psichedeliche combinazioni di pattern decorativi (fiori, foglie, volute, quadrati) un esplicito omaggio al ciclo dei Tappeti stesi di Aldo Mondino (1987), che Leto definisce “maestro di ironia e di libertà dell’arte”. Tutto si svolge in superficie, secondo quel suo tipico sistema delle schermate da computer che si aprono come finestre simultanee dinanzi allo spettatore. In Sibilla, una donna nuda coronata di rose, una ninfa o una dea pagana, tiene sulle ginocchia un computer portatile e accanto a lei campeggia la frase: “Siamo sempre gli ultimi a sapere ciò che ha deciso il nostro cervello”, un’interessante riflessione sul rapporto tra umano e meccanico, tra intelligenza artificiale e consapevolezza personale. Il ricamo presenta inceppi, spigoli, come se la figura fosse tracciata con linee di un computer attraverso il ductus di un mouse. Il filo, che l’artista inserisce per la prima volta in un quadro nel 1999 per la sua personale “Misteri gaudiosi” alla Art gallery Banchi Nuovi di Roma, serve a innescare un processo di ragionamento sull’inattualità del gesto pittorico che deve continuamente combattere co il virtuale, il digitale, l’automatico. (…)»
Marina Giordano (da: “Il potere del filo” in “Le sei stagioni di Chandan”, ediz. mostra Fondazione Orestiadi, Gibellina, 2009)

 

ALONE, 2005 / olio su tela, 130 x 160

 

SIBILLA, 2006 / olio e ricamo su lino preparato, 145 x 185

 

GETSEMANI, 2003 / ricamo, olio, matita, e applicazioni dorate su tela di juta, 120 x 190

 

 

SOLARIUM, 2006 / olio, matita e pigmento cerato su tela, 185 x 165

 

JUSTINE, 2006 / olio su tela con inserti prestampati , 140 x 160

 

SUSSURRO, 2007 / olio e ricamo su tela, 135 x 190

 

SACRIFASHION

«(…) “Virgo golden”, così Leto ha intitolato uno dei suoi quadri, riassumendo il senso della filosofia che protegge l’intero arco di trionfo del suo recente lavoro. Nello stesso tempo, ha ribaltato il concetto di chirurgia estetica mostrando una ragazza orgogliosa di un naso oversize, un naso post-umano.
     Leto, mette l’oro laddove, in principio, c’era soltanto carta e inchiostro, così facendo, c’è da immaginare per lui, prima o poi, l’incarico di realizzare la più seria, gelida e tragica parodia di un ideale duomo della post-religiosità, in un luogo, metti, come Sedona in Arizona. Qualcosa che dimostri l’irrealtà della società dello spettacolo. Dove la vulva, come già nel film di James Bond contro Goldfinger, è d’oro massiccio.(…)»
Fulvio Abbate, da: “Virgo Golden” in “Appassionate Book” ediz. Mostra ERSU, Centro Culturale Universitario, a cura di Silvana Montera. Palermo, 2004.

 

EXTRAVERGINE, 2004 / olio su cartello pubblicitaruio e innesto di circuito elettronico, 70 x 110 x 20

APPEAL, 2005 / olio su cartello pubblicitario, 90 x 70

 

VIRGO GOLDEN, 2004 / olio su cartello pubblicitario su tavola e innesti metallici, 90 x 70

MACULATA CONCEZIONE, 2007 / olio su lino, 160 x 130

SHE (la lingua contro il linguaggio) , 2006 / olio su lino, 160 x 130

 

INVIDIA, 2005 / olio e tagli da fresa su carklello pubblicitario integrato in tela dipinta, 110x140x10

ORTI FIORENTI
«Non sorprenda dunque, che Leto spadeggi sulla superficie della tela con la veemenza di uno Zorro che combatte le tirannie del potere: questo appartiene al suo modo di sentire la pittura, che per lui diventa strumento di riscatto dell’arte ma anche sociale, politico e religioso.
Per un ciclo di grandi tele Alfonso ha scelto il titolo di “Orti Fiorenti”; è pittura che dilaga su superfici sovradimensionate, tele che (a volte) rimangono libere del telaio, piene di colore e fitte di segni che si intrecciano come nella tradizione più antica della tessitura dei tappeti orientali. (…) Questo lavoro rimane sul crinale tra figurazione e automatismo pittorico, quello tanto caro ai surrealisti (del resto Leto guarda a Gorky, alla sua pittura di colore, linee e figure che si allontanano via via dalla dimensione organica per smarrirsi nel magma dell’informe), sebbene non vuole ancorarsi né all’una ne all’altro. Sulla base si profila una natura finemente disegnata, un sottobosco di foglie palmate, alternate, seghettate, spinate, dentate ma nere, tutte nere come a voler rappresentare una natura in ombra, destinata al tempo della desertificazione. Dall’alto cola, come un fluido contaminante, il magma pittorico, che trasporta il colore esaltato in chiave barocca (o postbarocca). L’artista si diletta ad invocare lo spirito della pittura pura, all’interno di un ipermanierismo che ricodifica una certa astrazione. E arriverà lo spirito, e coprirà con la sua ricca densità cromatica il nero di questa natura (la natura delle idee) imbarbarita. E forse ritorneremo più liberi.»
Emilia Valenza, da “Orto fiorente”, testo per la mostra Full Months, TiQù, Palermo, 2009.

SUN RA, 2005 / olio su tele assemblate con morsette metalliche, 110 x 115

ORTO FIORENTE 1, 2007 / olio su tela ( drappo) , 300 x 300

 

ORTO FIORENTE 2, 2007 / olio su tela ( drappo) , 300 x 300

 

ORTO FIORENTE 6, 2007 / olio su tela ( drappo) , 190 x 160

CREMA CINESE, 2008 / olio su tela, 140 x 180

 

 

SILESIUS, 2009 / olio su tela, 250 x 180